BREVE DOSSIER. EMERGENZA E SCENARI TRA SCELTE IDEOLOGICHE E RESPONSABILITÀ

BREVE DOSSIER. EMERGENZA E SCENARI TRA SCELTE IDEOLOGICHE E RESPONSABILITÀ

FINE-FEBBRAIO 2020

Fin dai primi giorni di questa emergenza è apparso chiaro che l’esempio cinese non sarebbe stato per nulla stato seguito (ed avevamo avuto la “fortuna” di non essere stato il primo paese a subire i danni di questo virus). La linea governativa e anche di diversi opinionisti e scienziati (ancora onnipresenti in tv, ancora ai tavoli di scelte e ricerche, qualcuno addirittura nelle commissioni contro le fake news) è apparsa subito chiara. La linea era: “non siamo razzisti contro i Cinesi, non chiudiamo nulla, l’Italia è pronta per qualsiasi emergenza”, si diffondono gli slogan “milanononsiferma” o “veniteabergamo” e in diversi (anche politici con responsabilità serie) si facevano fotografare al bar o nei ristoranti cinesi causando anche involontariamente danni e vittime e (in gran parte dei casi) senza neanche chiedere scusa o, meglio, perdono.

Evidente il corto circuito in questa comunicazione “circolare”: giornalisti con responsabilità intervistano politici con responsabilità nel reciproco scambio di complimenti e senza nessuna autocritica.   Su questa stessa linea le accuse a quella signora di Ischia giustamente preoccupata per gli sbarchi incontrollati di alcuni turisti lombardi. In quelle stesse ore la scelta del Prefetto di annullare i provvedimenti dei sindaci di Ischia che richiedevano semplicemente più controlli per quegli sbarchi e (alla luce di quanto avvenuto) avevano ragione.

Qualcuno, intanto, autorizza la partita di calcio Atalanta-Valencia a Milano, con oltre 40.000 spettatori e feste annesse in pratica in tutta la Lombardia.

Lo stato d’emergenza è proclamato dal governo il 31 gennaio, Conte dichiara che “è tutto sotto controllo”, il primo provvedimento per acquisto di mascherine e materiali fondamentali per l’emergenza risale al 24 febbraio.

IN ITALIA, INTANTO, PIU’ DI 1000 I CONTAGIATI DI CUI 700 SOLO IN LOMBARDIA, 15 IN TUTTO IL SUD.

PRIMA METÀ DI MARZO 2020 

Il governo annuncia le prime chiusure ma non si tratta di chiusure molto restrittive, quelle che sulla base dell’esempio cinese, avrebbero bloccato davvero i contagi magari limitandoli alla Lombardia e a poche altre regioni e con la possibilità che le altre regioni italiane avrebbero potuto aiutare la Lombardia con posti letto, medici, infermieri e strumenti sanitari. Se qualcuno (la Regione o il governo in caso di Regione inadempiente) avesse veramente fermato la Lombardia
i contagi e i morti sarebbero stadi forse molto più ridotti sia in Lombardia che nel resto dell’Italia.
Clamorosa la scelta di annunciare i provvedimenti la notte dell’8 marzo favorendo, di fatto, la fuga di migliaia di meridionali verso un Sud che fino a quel momento contava poche decine di contagiati. Qualcuno, intanto, accusa la Lega e la Lombardia di quelle fughe di notizie ma l’accusa forse è falsa e tra l’altro è annullata dalle successive scelte del governo: nei moduli di autocertificazione dall’8 al 22 marzo si autorizzano le “partenze” grazie ad una voce molto generica (“necessità personali”) e soprattutto alla possibilità di “raggiungere domicili e residenze” senza prevedere limiti e neanche controlli adeguati.

Dall’8 al 22 marzo oltre 100.000 i meridionali che raggiungono il Sud facendo aumentare i contagi in zone nelle quali le strutture sanitarie non sono assolutamente adeguate. Dall’8 marzo al 22 marzo, senza considerare auto e aerei, ricerche personali ci fanno capire che sono pieni tutti i treni in direzione Nord/Sud. P.S. I meridionali (in gran parte giovani) avevano il diritto di rientrare ma solo dopo i necessari controlli e magari anche offrendogli, in alternativa, assistenze “in loco” che il governo avrebbe dovuto assicurare.

Mentre il premier Conte attribuisce in conferenza stampa alla Regione Lombardia la responsabilità di non aver creato zone rosse in Lombardia è chiara la Circolare dal Ministero dell’Interno ai Prefetti dell’8/3/2020 (paragrafo 3, pagina 4): “Ferma restando la piena autonomia nelle materie di competenza regionale, come individuate dalle disposizioni vigenti – va rilevata l’esigenza che in ogni caso, e soprattutto in questo delicato momento, non vi siano sovrapposizioni di direttive aventi incidenza in materia di ordine e sicurezza pubblica, che RIMANGONO DI ESCLUSIVA COMPETENZA STATALE E CHE VENGONO ADOTTATE ESCLUSIVAMENTE DALLE AUTORITÀ NAZIONALE E PROVINCIALI DI PUBBLICA SICUREZZA”. Del resto fin dal gennaio 2020 la linea governativa è stata questa (prima “evitiamo allarmismi” e poi misure restrittive “larghe”, come dimostrano altri 7 atti ufficiali e lo stesso ricorso, nelle stesse ore, con il quale si bloccò la chiusura delle scuole della Regione Marche o, in precedenza, il blocco delle restrizioni di Ischia e, dopo, quelle di Messina). Intanto fino all’8/3 la Regione Lombardia poteva stabilire una zona rossa per Alzano e gli altri comuni (e non lo ha fatto); dopo l’8/3 il governo poteva stabilire zone rosse (come da sua ordinanza citata) e lo ha fatto includendo tutta la regione in una zona rossa che rossa, però, non era: era di fatto “arancione” con l’apertura di  gran parte delle aziende chiuse solo il 22/3 (e impedendo anche interventi legislativi della Regione). Il vicepresidente della Regione Sicilia dichiara che “al Nord sono APERTE 70.000 AZIENDE”.  In uno studio congiunto Ires ed OpenCorporation dati chiari e preoccupanti: con i decreti del governo dell’8 e del 22 marzo, in Lombardia oltre 155.000 le imprese aperte (oltre il 40% di quelle attive e il numero è presumibilmente per difetto) e oltre 2 milioni i lavoratori che “non si sono mai fermati” e che (presumibilmente) hanno contribuito ad affollare mezzi pubblici, luoghi di lavoro e anche contagi e morti… Nella stessa ricerca risulta che le percentuali di imprese chiuse più alte (anche oltre il 50%) sono al Sud.

Da una inchiesta (TPI 26/3/20) risulta che l’ISS il 2 marzo aveva chiesto la zona rossa immediata per Alzano e Nembro ma né la Regione né il governo hanno adottato provvedimenti. Dalla stessa inchiesta aggiornata risulta che presso la Dalmine di Bergamo quasi tutti i reparti (anche quelli non necessari come quelli per la produzione di acciaio per le bombole) sono stati sempre aperti con decine di operai contagiati e in terapia intensiva (2 morti) e famiglie contagiate negli stessi giorni.

P.S. E’ agli atti che Il 3 marzo la Regione Lombardia rinnovò la richiesta di istituire la zona rossa a Nembro e Alzano attraverso il Comitato tecnico scientifico di supporto al governo, il Comitato aveva condiviso quella scelta ma non ci fu alcuna risposta fino all’atto citato dell’8 marzo. IN ITALIA, INTANTO, OLTRE 15.000 CONTAGIATI, OLTRE 1000 MORTI.

METÀ-MARZO 2020 

Le regioni vogliono più restrizioni ma CONTE RESISTE AL PRESSING” è il titolo di diversi quotidiani nazionali il 12 marzo. In qualche occasione Conte si è difeso dichiarando che la regione

Lombardia avrebbe potuto chiudere da sola la Lombardia ma, intanto, il governo non l’ha chiusa del tutto, in coerenza con la prima fase (“è tutto sotto controllo, le libertà costituzionali” ecc. ecc.).
In questa fase le prime chiusure nazionali ma con molte eccezioni che consentono a fabbriche, uffici e negozi (anche in Lombardia e al Nord) di restare aperti e, ovviamente, si registrano pullman e metropolitane piene anche nelle città più colpite. Si registrano anche diverse infrazioni di idioti che al Sud come al Nord preferiscono uscire di casa ed è evidente il tentativo da parte dei media nazionali di amplificare le colpe degli idioti in particolare del Sud anche accentuando o falsificando le notizie pur di scaricare responsabilità su altri e non sui veri responsabili.
Clamoroso (il 18 marzo) il dato del 40% di lombardi che continuano “ad andare in giro” e si tratta in gran parte, ovviamente, di persone che andavano a lavorare su indicazione del governo (il 20 marzo il governatore lombardo aveva chiesto di “chiudere tutte le attività e fermare tutti i trasporti”).  Uno studio del Politecnico di Milano dimostra che i contagi sono avvenuti in gran parte nei metro (e anche nei treni locali e nei bus). Affollatissime quelle di Milano intorno al 19 marzo e, con uffici e fabbriche aperte, la (povera) gente che va al lavoro si accalca nelle metropolitane ancora di più dopo la decisione di ridurre le corse (lasciando uffici e fabbriche aperti).

Negli stessi giorni Confindustria, in diverse regioni, chiede di evitare le chiusure e in queste ore (8/4/20) Confindustria Lombardia ha rivendicato quella linea “per non fermare l’economia” e attribuendo, con una strana tesi, i tanti contagi al “trasporto del bestiame” (e non alla ovvia circolazione di operai e impiegati).

Frequente la caricaturizzazione del governatore De Luca, “testimonial” (efficace) delle restrizioni. Frequenti anche gli attacchi dei media al governatore pugliese Emiliano che invoca spesso mezzi sanitari che dal governo non arrivano (“non è il momento di fare polemiche”).

Solo il 22 marzo il decreto di chiusura (neanche totale) dell’Italia mentre si contano in quel giorno già troppi contagiati e troppi morti.

IN ITALIA, INTANTO, 30.000 I CONTAGIATI, 3000 I MORTI.

FINE-MARZO E APRILE 2020. 

I comunicati del governo continuano a fornire dati drammatici ma la linea sembra quella della “normalizzazione” evidenziando l’efficacia dei propri provvedimenti ed evidenziando prima il calo dei contagi (smentito dai numeri dei contagiati giornalieri) e poi quello dei morti (smentito da medie di circa 600 morti al giorno). Le varie previsioni dei picchi riferibili prima a metà marzo poi a metà aprile sembrano smentite dai dati stessi (“Contagi in calo ma il picco non è stato raggiunto”, titolava un tg nazionale con una evidente contraddizione logica).

La linea sembra quella scelta fin dall’inizio dell’emergenza (“tutto sotto controllo, i provvedimenti stanno dando i loro frutti”). Coerente con quella dei primi giorni anche la nuova linea comunicativa adottata dal governo e dall’opposizione con l’appoggio dei grandi media: “pensiamo alla fase 2” (come se fosse passata la fase 1).

Anche l’opposizione, quando non tace, invece di proporre inchieste e di evidenziare eventuali responsabilità (sarebbe il suo compito istituzionale), parla di libertà e di diritti costituzionali violati impedendo ai cittadini di uscire e non contesta affatto le scelte governative. Diversi media parlano in maniera del tutto inopportuna di “regime fascista e liberticida” come se non fossimo in una emergenza planetaria. Altri media e organi sportivi e calcistici si azzardano in surreali progetti di riapertura dei campionati lamentandosi per questa pausa forzata che potrebbe portare “grandi danni al nostro calcio” (e gli si potrebbe suggerire di inviare al virus l’ordine di ritirarsi per evitare questi danni).
Il 7 aprile il Consiglio di Stato, in perfetta coerenza con la linea adottata fin dai primi giorni con il caso-Ischia, appellandosi a diverse leggi, alla privacy (!) e alla Costituzione e senza dare spazio alle preoccupazioni “sanitarie” e ai precedenti drammatici e recenti, annulla i provvedimenti del sindaco di Messina finalizzati ad ottenere maggiori restrizioni per gli sbarchi in Sicilia. Nel corso di diverse trasmissioni lo stesso sindaco viene caricaturizzato (Mughini, Mediaset: “la Sicilia è in Italia”) nonostante le evidenti ragioni sanitarie legate a quei provvedimenti ed in mancanza di provvedimenti nazionali adeguati.

La linea è chiara e sempre più frequentemente i conduttori e gli opinionisti parlano al passato dell’emergenza e dichiarano di farsi portavoce delle “istanze della gente” (Vespa, Rai) che vuole sapere quando riacquisterà “la sua libertà” (come se si trattasse di una scelta politica e non di una emergenza sanitaria gravissima con tante vittime e favorendo, di fatto, scelte “libertarie” di chi irresponsabilmente crede di poter andare in giro, ormai, per le città e fuori).
Conte dichiara (8/4/20): “LE CHIUSURE NON POSSONO DURARE TROPPO A LUNGO e la sospensione dell’attività economica va contenuta il più possibile”. Alcuni giornali riportano notizie di una rottura tra Conte e il Comitato Scientifico. Uno dei membri dell’ISS, Giovanni Rezza, dichiara alla stampa: “Io sono un epidemiologo. Fosse per me chiuderei tutto fino al vaccino… ma è chiaro che certe scelte poi tocchino alla politica”.
Intanto il governo istituisce una Commissione per censurare le “fake news” (vera restrizione di libertà ma di espressione e non di circolazione) ma nessuno contesta questa scelta anche considerando le tante notizie false circolate per giunta nella stessa comunità scientifica in questi giorni (“E’ solo un’influenza e tra qualche giorno l’avremo dimenticata” dichiarava la dr.ssa Gismondo il 25/2).

Un sondaggio-Pagnoncelli (11 aprile) evidenzia che 2 italiani su 3 sono d’accordo con chiusure e restrizioni: evidentemente non è come i media raccontano (“gli italiani vogliono uscire”) e gli italiani sono molto più consapevoli e maturi di politici e media.

Il Corriere (in ritardo) il 16/4 titola: “Coronavirus, stop solo al 2% delle aziende” (tutte “necessarie”?). Su oltre 100.000 autocertificazioni fino agli inizi di aprile circa 70.000 mai controllate (picchi di mancati controlli in Veneto e al Nord). IN ITALIA, INTANTO, 140.000 I CONTAGIATI E OLTRE 18.000 I MORTI.

CONCLUSIONI (PROVVISORIE)
Al netto delle colpe eventuali nella gestione dell’emergenza da parte della Regione Lombardia con relative inchieste in corso (inquietanti e oggettive le denunce dei medici lombardi come quelle di Report sugli scandali delle case di cura-focolai), sembra sempre più chiara anche la linea governativa con probabili responsabilità anche a carico del governo ma solo eventuali inchieste, tra qualche tempo, potranno accertare se si tratta di colpe o di errori legati ad una situazione oggettivamente insostenibile.

Oggi, però, possiamo iniziare a pensare che sia del tutto fuori luogo vantarsi di successi inesistenti o addirittura di un “modello Italia”. Non entriamo nel merito della disorganizzazione e della sostanziale inadeguatezza (non solo italiana) nella gestione di questa emergenza anche in considerazione della oggettiva gravità di una situazione mai vissuta prima, ma certo è che magari ancora mancano i tamponi, ancora mancano le mascherine, ancora mancano posti in terapia intensiva e spesso i malati vengono lasciati a casa a guarire (o a morire) ed è certo che tanti medici e tanti infermieri li avremmo salvati e oggi non saremmo costretti ad assistere a giuste ma inutili celebrazioni da eroi anche da parte di chi poteva salvarli con una semplice mascherina (meno di 1 euro circa a pezzo).
I numeri sono chiari e impietosi e dobbiamo premettere tutta la nostra solidarietà alle vittime: al 9 aprile oltre 50.000 i contagiati e oltre 10.000 i morti nella sola Lombardia (8000 circa quelli del resto dell’Italia con contagi in gran parte riconducibili prima alla Cina e poi alla Lombardia).

In caso di terremoti devastanti è chiaro che la colpa è dei terremoti devastanti. In questi casi, con conoscenze minime di epidemiologia si sa che i contagi possono essere non impediti ma sicuramente limitati ed è oggettivo, come si rileva dalle prime indagini giornalistiche e giudiziarie, che le scelte di autorità locali e centrali sono state errate o inadeguate.

Così come (anche se i media nazionali fanno molta fatica a riconoscerlo) sono state finora efficaci le misure adottate in molte regioni meridionali anche sulla base dell’esempio lombardo (che a sua volta poteva e doveva tener conto dell’esempio cinese). Sbagliato attribuire le colpe a quelle minoranze che non hanno rispettato le misure adottate vista la quantità delle persone coinvolte: molto più probabile che siano state sbagliate le misure adottate e che tra l’altro hanno anche influenzato chi quelle regole non le ha rispettate (v., ad esempio, la confusione dei provvedimenti contro e pro le passeggiate o le mascherine, v. l’apertura di parchi e mercatini per non parlare delle carenze e delle colpe di strutture ospedaliere private e pubbliche).

Di pari passo, dal punto di vista mediologico, l’attenzione frequentemente ossessiva dei media nazionali nella “criminalizzazione” di chi non ha rispettato le regole a Napoli e al Sud, spesso con vere e proprie invenzioni di notizie e senza tenere conto del fatto che i dati relativi a Napoli e al Sud non erano altrettanto drammatici e proprio, al contrario, come evidenziato dalla stessa comunità scientifica, i comportamenti virtuosi dei cittadini e provvedimenti adeguati hanno limitato contagi e vittime al Sud (non “un caso” e neanche, forse, l’intervento di forze soprannaturali, pur riconoscendone l’importanza).
E’ evidente, infine, alla luce dei fatti analizzati, che questo governo, insieme ad altri governi stranieri e nonostante un numero di vittime enorme, sta facendo prevalere scelte forse non legate solo alle esigenze sanitarie. Non abbiamo per ora elementi che possano chiarire quale sia stato il ruolo di industrie e associazioni di industrie e di una politica che (soprattutto in Inghilterra e in altri Paesi) fa prevalere sempre e comunque l’economia sulle altre questioni.
Probabilmente si sta facendo comunque prevalere l’ideologia sulla sicurezza sanitaria e questo dalle prime alle ultime ore.

In deroga, forse, ad una Costituzione da molti ritenuta sacra, sono state adottate misure restrittive ma non tanto restrittive da ottenere in tempi rapidi risultati concreti e soprattutto di evitare tante vittime e tanti danni. La Costituzione sarà anche veramente “sacra” ma se non prevede “stati di emergenza” come questo che stiamo vivendo forse andrebbe anche modificata o messa al centro di un dibattito invece di appellarsi sacralmente ad essa contestando chi cerca semplicemente di salvare vite umane. In tanti possono continuare a credere che la libertà di muoversi, di riunirsi o di viaggiare siano una cosa sacra e inviolabile e noi potremmo anche concordare ma qui qualcuno sta trascurando che siamo di fronte ad una emergenza planetaria che ha cambiato e cambierà il nostro mondo e le misure per fronteggiare l’emergenza sanitaria purtroppo devono (o dovrebbero) prevalere su tutto e su tutti. Intanto, mentre si moltiplicano (di nuovo) le testimonianze cinesi dei rischi seri di ri-aperture e ritorni di contagi.

A meno che qualcuno non sia convinto che, pur di non cambiare le proprie idee, sia del tutto normale che muoiano milioni di persone, qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità di dichiararlo e magari, prima o poi, di farsi giudicare, magari tra qualche decennio, da un tribunale o dalla storia.

SCENARI E IL METODO-ISCHIA (CHE NON APPLICHERANNO) 
In questi giorni si sta delineando una situazione preoccupante sia perché i contagi non diminuiscono (al contrario di quello che ci raccontano) che per quello che sarà. Per il primo aspetto il tempo sarà giudice supremo per capire cosa e come non ha funzionato e perché qualcuno abbia magari insistito nei suoi errori (finte e tardive chiusure, assenza totale di un piano minimo per ospedali, tamponi o addirittura mascherine ecc.). Per il futuro, invece, più di un dubbio.

Non me ne frega nulla di sovranisti, complottisti, leghisti, comunisti o fascisti: a me importa solo delle mie figlie, di mia moglie, della mia famiglia e della mia comunità. Ecco: “comunità”. Per uscire da questo tunnel dovremmo, allora, mettere da parte ideologie e principi astratti e pensare pragmaticamente a come salvare le nostre vite, al contrario di quello che finora in Italia e all’estero, maggioranze e opposizioni, è stato fatto. Come già scritto, il 25 febbraio, ad emergenza e allarme già in corso soprattutto al Nord, i sindaci di Ischia e una signora (preoccupata) volevano impedire o controllare gli arrivi di turisti. Il prefetto e i media bloccarono questo metodo e in tanti (Rita Dalla Chiesa, Enrico Mentana, Barbara D’Urso, tra i tanti) criminalizzarono quella signora e ancora oggi, alla luce di tutto quello che è successo, aspettiamo le loro scuse.

L’ideologia è prevalsa sulla salute pubblica. In tanti hanno confuso il razzismo con i… cordoni sanitari. Non eravamo “razzisti” contro Cinesi e Lombardi: eravamo solo (giustamente) preoccupati e se avessero veramente “chiuso” gli ingressi cinesi o la Lombardia (e tutta l’Italia si sarebbe mobilitata per aiutarla con volontari, donazioni e strutture ospedaliere) avrebbero salvato migliaia di vite umane e risparmiato miliardi di danni.

Sappiamo che non erano scelte facili ma, sulla base dell’esempio cinese, si potevano fare e oggi noi abbiano almeno il diritto e il dovere di dirlo. E ancora di più pensando al futuro. A meno che non arrivi un vero vaccino (augurio e speranza di tutti) noi con questa storia dovremo ancora, purtroppo, convivere e qui si aprono scenari importanti.

Dovremmo avere governanti in grado di applicare l’unico metodo possibile: il METODO-ISCHIA. Lo sappiamo che il mondo senza confini per qualcuno era “libero e bello” ma se vogliamo salvarlo, questo mondo, dovremo cambiare le nostre vite e RI-abituarci ai vecchi e antichi confini se non peggio. Un ritorno al Medio Evo? Può essere. La fine della globalizzazione? Può essere così come può essere, del resto, che sia stato proprio l’eccesso di globalizzazione a portarci in questo tunnel.

Dovremmo trovare il coraggio di scelte che cancellano le ideologie di questi anni, ideologie che non voglio giudicare e neanche mi sfiora l’idea di “punizioni divine” o di complotti internazionali.

Il metodo (fino al vaccino o ad una cura vera) non potrebbe che essere quello sintetizzato in quelle foto di quelle balle di fieno usate in qualche paese per chiudere i confini di quel paese. Magari non il fieno ma barriere virtuali (qualche app?) o “mobili” che in caso di improvvisi contagi, riescano veramente a chiudere città o anche quartieri interi e quindi nazioni intere o aree nazionali, magari per qualche settimana, se vogliamo evitare nuove stragi.

Europeisti, antieuropeisti, global, no-global qui non c’entrano niente. Merci, prodotti, servizi o anche vacanze magari da organizzare con una sorta di “chilometro zero sanitario” (e temporaneo) con relazioni internazionali e nazionali virtuali. Un mondo forse più complicato di quello che avevamo costruito con fatica anche se forse con qualche eccesso in questi anni ma, per ora, l’unico mondo possibile. Qualcuno avrà il coraggio e l’onestà di capirlo? Dibattito aperto, almeno tra noi…

Gennaro De Crescenzo