Lasciando da parte le molte perplessità per la retorica e la relativa concretezza, qualche osservazione vista da Sud sulla “buona scuola” del governo-Renzi in queste ore in discussione… 1) premesso che l’autovalutazione è “auto” fino ad un certo punto per la presenza di ispettori esterni, in quel giudizio che influenzerà i finanziamenti alle stesse scuole e gli stipendi degli stessi docenti, che peso avranno quelle “informazioni utili per capire se gli apprendimenti degli studenti incidono sulla loro scelta di proseguire gli studi o sulle loro chance di trovare un lavoro” (p. 66 del documento)? Se per le università del Sud è stato ovviamente penalizzante l’aspetto post-universitario con la disperata situazione occupazionale che coinvolge i giovani del Sud, non c’è la seria possibilità che quelle “chance” mancate si vadano a ritorcere sempre contro il Sud anche per le scuole superiori? E’ un gioco che sembra scontato… 2) E’ previsto un organico “funzionale a rete” con docenti “stabili” e docenti “mobili” che dovranno essere disponibili a trasferirsi altrove e, incredibile a dirsi, qui Renzi ha inventato l’emigrazione dei docenti meridionali, fenomeno davvero antico per la scuola e ancora più antico per gli altri settori (più o meno 150 anni)… 3) Figura centrale sarà il “preside-manager”, il “super-preside” che potrà scegliere i propri docenti dal “Registro nazionale dei docenti della scuola”: sarà lui o sarà una rete di scuole (federate magari anche a livello provinciale o regionale?) a chiamare nella propria scuola i docenti che “più rispondono alle esigenze del piano di miglioramento della scuola e alle proprie esigenze” e scegliendo i “docenti con un curriculum coerente con le attività con cui intenda realizzare l’autonomia e la flessibilità del la scuola” (pp. 51, 68). Di fatto, allora, dopo le insistite lamentele di questi ultimi anni di crisi, la possibilità per le scuole “padane” di scegliersi finalmente insegnanti “padani” ed eliminare i tanti concorrenti “terroni”… Anche perché, come viene specificato a p. 65, “ogni scuola appartiene a un territorio diverso, ha la sua memoria e la sua prospettiva.  Ha i suoi legami con il tessuto produttivo locale, le proprie  ricchezze da valorizzare, i propri limiti da superare”. 4) A proposito di questi spunti “federalisti” richiamati al punto precedente, infine, le scuole devono saper essere “comunità educanti” e devono saper “attrarre risorse private (singoli cittadini, fondazioni, imprese)” (p. 131). Indovinate quante e quali risorse il devastato territorio meridionale riuscirà ad attrarre? Insomma, anche per la scuola Renzi&Co. dimenticano il Sud e (altro che lo slogan utilizzato per la anche per la scuola) “lo abbandonano a se stesso”…
Giancarlo Mignozzi
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