Rivive la grande opera di Paisiello: l’“Inno del Re” delle Due Sicilie

Il cd che l’Editoriale II Giglio ha presentato, nasce dall’idea di recuperare all’ascolto una versione strumentale e vocale dell’ “Inno del Re” di Giovanni Paisiello. Questa composizione, fatta cadere nell’oblio dopo il 1861, come gran parte della grandezza culturale della nostra terra, fu commissionata da Sua Maestà Ferdinando IV nel 1787 al maestro di cappella Giovanni Paisiello e adottata come inno nazionale, tant’è che sui bastioni di Gaeta risuonò ancora pochi istanti prima che l’esercito di Francesco deponesse le armi. Di tale inno circolava da tempo l’incisione (degli anni settanta) di una versione organistica, del M.ro De Gregorio (del conservatorio di Napoli), e una per coro ed orchestra dell’Orchestra della Scala. In epoca più recente era statafatta dal musicista Eddy Napoli una incisione (con strumentazioni elettroniche e moderne) che ha avvicinato molti di noi all’ascolto di questo Inno del Re. Ma nelle in-tenzioni dell’Editoriale II Giglio c’era la riscoperta e la rivalutazione di quella tradizione conservatoristica napoletana che ha reso la nostra capitale grande e meritoria di successi musicali riconosciuti in tutto il mondo. Ragion per cui le incisioni già circolanti sono state affidate ad una musicista formatasi nel nostro conservatorio, San Pietro a Maiella, diplomatasi in composizione e in direzione d’orchestra, M.ro Ida Tra-montano, che ne ha curato la stesura e la strumentazione per quartetto d’archi, organo e solisti. Coadiuvata dalla professoressa Di Somma, della quale è evidentissima la capacità tecnica ed interpretativa al pianoforte ed organo, il Maestro Tramontano ha provveduto ad affidare l’esecuzione delle partiture da lei rimaneggiate ad un ensemble strumentale di tutto rispetto. Il quartetto d’archi (1° violino Luigi Grima, IPviolino Maria D’Alessio, viola Giovanni Grima, violoncello Antonello Grima) quindi, e la professoressa Di Somma (organo) hanno costituito l’ossatura principale delle incisioni di questo ed, alle quali via via si sono affiancati i virtuosismi strumentali della tromba del Maestro Domenico Amen-dola, del soprano Stefania Tedesco, e del coro polifonico di cui ci siamo    avvalsi.La musica del maestro di corte, Paisiello, musicista geniale e fecondo, interpretata così, restituisce a Napoli lo spessore culturale che i “misfatti” dei secoli post-unitari le hanno negato. Paisiello, fecondissimo ma sfortunato musicista, si è di fatto cimentato in ogni genere musicale, con melodie ed arie di grande spessore musicale e emozionale, dalla musica sacra al melodramma, ma il suo nome resta particolarmente significativo nella nascita ed evoluzione del-l’opera buffa, alter ego del melodramma che in quel periodo si andava affermando. A lui dobbiamo più di novanta opere e persino quella che poi regalò a Rossini la fama maggiore “Il barbiere di Siviglia”. La prima versione, poco fortunata invero, del libretto del Barbiere, porta, infatti, la firma di Paisiello. E’l'apoteosi dell’inno. Esprime la grandezza di un popolo, del suo attaccamento ad una casa regnante grande, antica e gloriosa. Esprime, con la sua musicalità, al contempo solenne e orecchiabile, lo spirito di un popolo che in musica ha sempre espresso sentimenti ed emozioni nobilissime, info: www.editorialeilgiglio.it

di Nicla Cesaro