QUANDO IL GIOCO SI FA DURO… I DURI INIZIANO A GIOCARE

Molti analisti ed esperti di pandemie avevano dichiarato che al Sud l’epidemia da Coronavirus avrebbe fatto tantissimi danni e morti, molti di più del nord Italia e con molta più “virulenza”  e che il Sud non avrebbe retto all’onda lunga di una pandemia che nessuno si aspettava, men che meno le strutture sanitarie del Mezzogiorno. I nostri concittadini, che palesemente non rispettano le regole e non sono in grado di comprendere la gravità della situazione, si sarebbero ammalati a flotte, non si sarebbero chiusi in casa e solo una così detta “immunità di gregge” avrebbe potuto fermare il nemico invisibile. I nostri medici ed infermieri, notoriamente non all’altezza del loro delicato compito, nonché assenteisti cronici al lavoro, avrebbero dovuto chiedere aiuto ai colleghi del Nord o fuori Italia, perché questi ultimi sarebbero stati certamente più in grado di affrontare degnamente questa difficile battaglia epocale. Però poi ci si imbatte in  un Professore del Nord, Dott. Massimo Galli dell’Ospedale Sacco di Milano, che, a margine di un convegno sulla sanità, da ottimo luminare di medicina ed infettivologia, affermava nel Gennaio 2020 testualmente che … “difficilmente da noi la malattia potrà diffondersi….esiguità del numero dei casi, con un contenimento complessivo della problematica…” . Mai parole più profetiche. Ed invece, guardate un po’ che stranezza, proprio al Sud si è creato un protocollo medico di cura al virus, immediatamente condiviso con l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) e con i colleghi Cinesi nonché del Nord Italia, e  che il suddetto protocollo sanitario, dopo essere stato palesemente vituperato, è stato utilizzato su larga scala ed addirittura ha iniziato a funzionare efficacemente, restituendo alle loro famiglie pazienti precedentemente intubati in terapia intensiva, con la conseguenza che metà del nostro Paese lo sta testando in maniera sempre più robusta. Ed ancora appare inverosimile che in altri luoghi d’Italia i contagi sembrano fuori controllo mentre al Sud sono, certamente preoccupanti, ma sicuramente più contenuti, con la evidente  e scientifica motivazione che al Sud non si lavora e di conseguenza si sta più a casa a non far nulla o sui balconi a cantare canzoni Napoletane. Sembra incredibile ma addirittura si è scomodata SkyUSA che, udite udite, dedica un servizio all’Ospedale Cotugno, dove lavora, si fa per dire, un nullafacente Prof. Paolo Antonio Ascierto, e dove si elogiano i livelli di sicurezza ed organizzazione, dove tutti gli operatori sanitari svolgo rigidamente turni di lavoro massacranti seguendo protocolli programmati e talmente efficienti da far considerare questo presidio una eccellenza di tutto il nostro territorio Italico, portando a zero i contagi tra il personale sanitario medico e paramedico. Ebbene sono dell’idea che la nostra Sanità, almeno quella Campana, a margini di miglioramento molto ampi, e deve ricercarli con forza, dove difficilmente si ritrovano  le stesse condizioni dell’ Ospedale Cotugno o dell’ Ospedale Monaldi, ma eviterei di identificare sempre il nostro territorio ed il nostro Sud ad esperienze negative e catastrofiche, anche perché quando c’è da dimostrare professionalità, serietà, preparazione ed umanità, soprattutto nelle situazioni critiche, il Sud è imbattibile e rappresenta un esempio per tutti, come dire, ..quando il gioco si fà duro, i duri iniziano a giocare…

Luca Monsurrò