Michele Sapone: amico e sarto di Pablo Picasso

Utilizzate Internet, andate in un motore di ricerca qualunque e inserite questo nome: Michele Sapone. Pochi e sintetici saranno i documenti e le informazioni che troverete su quest’uomo. Eppure, stiamo parlando di un giovane apprendista sarto casertano che partì, in cerca di fortuna, verso terre lontane dove per merito e per fato conobbe alcuni dei più grandi maestri d’arte tra i quali Pablo Picasso, di cui divenne il sarto per eccellenza! Michele si trasferì prima a Torino, poi partì per Ginevra e poi ancora per Parigi, ma spesso fu costretto a tornare indietro, perché per lui poche le opportunità e tante le difficoltà. Ma ci credeva. Credeva nel suo lavoro e desiderava un futuro migliore. Scelse così di partire per Nizza, grazie all’incoraggiamento di un amico. Tagliatore in un grande magazzino di tessuti: questalasuaprimaoccupazione. Poi è il destino a sconvolgere positivamente la vita di Michele: conobbe un pittore fiorentino, di nome Borsi, amico avesse aperto alcuni ristoranti dove lavoravano anche i due fratelli, preferì una strada tutta sua, autonoma: cominciò a lavare i piatti in diversi locali di Tokyo, anche la notte. Per arrotondare poi, faceva il guardiamacchine. Lavorava con fervore e cercava, quando poteva, di “studiare” i clienti giapponesi, di interpretarne la volontà, di conoscere al meglio le loro aspettative o i loro disagi, cercando di capire cosa fare per farli ritornare nel ristorante dove lavorava. Con la morte del padre, Salvatore è inbilico. Tanti i debiti. E pochissimi motivi per restare in Giappone. Ma grazie all’aiuto del titolare del ristorante dove lavorava, decise di rimboccarsi le maniche e di ricominciare. Oggi Salvatore è il re della pizza in Giappone.avesse aperto alcuni ristoranti dove lavoravano anche i due fratelli, preferì una strada tutta sua, autonoma: cominciò a lavare i piatti in diversi locali di Tokyo, anche la notte. Per arrotondare poi, faceva il guardiamacchine. Lavorava con fervore e cercava, quando poteva, di “studiare” i clienti giapponesi, di interpretarne la volontà, di conoscere al meglio le loro aspettative o i loro disagi, cercando di capire cosa fare per farli ritornare nel ristorante dove lavorava. Con la morte del padre, Salvatore è inbilico. Tanti i debiti. E pochissimi motivi per restare in Giappone. Ma grazie all’aiuto del titolare del ristorante dove lavorava, decise di rimboccarsi le maniche e di ricominciare. Oggi Salvatore è il re della pizza in Giappone.E stato presentato nella prima decade di settembre, a Roseto Valfortore (FG), il progetto nato dalla collaborazione tra il Comune e la Fortore Energia, per la realizzazione della “Fattoria del Vento”, il parco ecodidattico che entrerà in funzione entro il prossimo anno. Il complesso verrà realizzato con materiali eco compatibili. L’illuminazione, il riscaldamento e tutta l’energia necessaria alla gestione saranno assicurati da impianti fotovoltaici, pannelli termosolari, utilizzo delle biomasse e, infine, da due aerogeneratori. Nel cuore della struttura, saranno costruiti un centro servizi con ristorante e sala congressi, otto unità abitative per l’accoglienza dei visitatori e un Osservatorio Climatico. Dalla “Fattoria del Vento”, i visita di un importante critico d’arte assiduo frequentatore del maestro Picasso. Borsi, arrivò ad un incontro, in cui era presente anche Picasso, indossando un vestito di Michele. Di seta spessa, quella usata per le tende. Al maestro piacque tantissimo quell’abito e volle conoscerne l’ideatore. Da allora, si istaurò tra i due un sano rapporto di reciproca collaborazione e sincera amicizia.. .vestiti in cambio di disegni! Un baratto di conoscenze, di esperienze e di estro!Pablo Picasso amava abitualmente indossare calzoni corti, amava le stravaganze e aveva piena fiducia nel suo sarto, tanto da lasciarlo totalmente libero di “sorprenderlo” con le sue creazioni. Anche la moglie del maestro, Jacqueline e il figlio Claude furono “clienti” di Michele. Per Claude, il sarto realizzò il suo primo vestito! Numerosi furono gli artisti del tempo che scelsero di “affidarsi alle mani d’oro” del sarto campano, tra i tanti: Gary Cooper, Lucia Bosè, Massimo Campigli, Hans Hartung, e poi ancora Gino Severini, Joan Mirò e Jacques Prevert.

di Fabiana Liguori