Il Santo della mia infanzia e di tutta la mia vita

Anche se Secondigliano non è il mio quartiere di origine, è certamente il mio quartiere di adozione.
Visto che ci vivo ormai da oltre 30 anni. Qui abitano i miei “veri” amici e tutte quelle persone che nel bene e nel male hanno accompagnato la mia esistenza. La scuola materna e quella elementare le ho fatte proprio all’Istituto dei Sacri Cuori “Padre Gaetano Errico” e quindi sono cresciuto all’ombra di questa imponente e rispettata figura fin dall’infanzia, insieme alle “meritate” sgridate del buon padre Toscano, del custode don Alfonso e agli appuntamenti al piccolo cinema del sabato mattina.
‘O Superiore, così lo amano chiamare i “secondiglianesi doc”, rappresenta una sorta di angolo dell’orgoglio, della certezza, della speranza e della fede, per tutti quelli che vivono in un quartiere così difficile e complicato e agli occhi di tutto il mondo pare che gli abitanti di Secondigliano siano tutti scissionisti o di lauriani, dimenticando che la maggioranza dei  cittadini sono persone per bene e onesti e lavoratori.  Fin da piccolo mi sono portato appresso un fardello pesante, come un marchio infamante, la mia origine, in qualunque posto d’Italia dove sono stato, ero visto come un ragazzo “diverso”, quasi uno da temere da rispettare in modo particolare. Si aspettavano che prima o poi cacciassi fuori una pistola o un coltello per farla pagare a qualcuno. Tra l’altro sono pure obiettore di coscienza!
Credo di avere una piccola cosa in comune con il Superiore, chiaramente nessuno pensi che possa fare un paragone con il santo, però, un pochino come lui anche io credo di avercela  fatta e come me tanti amici che pur crescendo senza una palestra, una scuola moderna, un parco giochi, un campetto, strutture che permettessero di migliorare la quotidianità,  siamo riusciti ad emergere e ad essere rispettati anche senza l’uso di una pistola.
Secondiglianesi come Giuseppe Cerrito, il mio professore di italiano e storia alle medie (alla Pascoli II), sono rari, ancora oggi dopo oltre venti anni ricordo i suoi insegnamenti che spesso faccio miei, e le sue “ceriate” (guardate severe) con il volto acceso e deluso da un piccolo comportamento, così, come si fa con un figlio, che senza aggiungere una parola dicevano tutto.
Voglio ricordare Salvatore e Pasquale De Rosa, Enzo e Salvatore Orefice (cari amici e abili gioiellieri) Gennaro De Crescenzo, ufficiale giudiziario, sua moglie Ivana Di Martino ricercatrice universitaria, Gianni Valentino (bravissimo giornalista), il Maestro falegname Gaetano Bruognolo e sua figlia Melania (assistente di uno studio odontoiatrico che tra poco si sposerà con Salvatore De Rosa uno dei quattro gioiellieri), Massimo Aruta il parrucchiere e sua moglie Arianna (Factotum di un’azienda calzaturiera), Carmine Grieco (responsabile degli accertamenti di una importante finanziaria), i cugini Petrazzuolo (conosciuti produttori di salotti), Sergio Avolio, Nuccio e Mariano De Rosa, il biologo Angelo Silvestri, il grande medico Dino Berger, il saggio e bravissimo decano dei pediatri napoletani Gennaro Chiummo (prezioso collaboratore de il nuovo sud), il giovane otorino Pasquale Avolio, l’architetto De Rosa, Pasquale Ferrari e sua sorella Francesca, Anna e Massimo e il loro piccolo Gaetano, cari amici “miracolati” proprio dal santo e tante altre centinaia di persone oneste che giorno per giorno vivono la vita faticando due volte: una per spiegare chi sono e poi  un’altra per essere apprezzate.

Salvatore Lanza