Whirlpool e i governi italiani non hanno mai rispettato gli accordi

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Prima Renzi, poi è la volta di Di Maio. E questa volta? Ci penserà Patuanelli a metterci una pezza?
Investimenti, rientro di produzioni dall’estero in Italia, ammortizzatori sociali conservativi, incentivi all’esodo.
Tutto uguale, stessi elementi sui cui si fondava anche il precedente accordo quello del 2015/2018 che veniva stipulato subito dopo l’acquisizione della marchigiana Indesit grazie all’intervento “straordinario” dell’ex premier Matteo Renzi che a gran voce rivendicava di aver “parlato personalmente con gli americani a Palazzo Chigi” definendola anche “un’operazione fantastica.”
Bene, forse!
Alla presentazione del piano industriale di Whirlpool, si scoprì, poi, che era ben diverso dagli auspici del ex presidente del Consiglio Matteo Renzi. Il piano industriale, infatti, comprendeva la chiusura di tre siti produttivi, tra cui Carinaro, e 1.350 esuberi di cui 1.200 nelle fabbriche e 150 nei centri di ricerca su un totale di 5.150 lavoratori.

Accordo 2015\2018
-”Siamo molto soddisfatti” e poi “L’accordo prevede nella nostra Regione la stabilizzazione dei circa 2500 dipendenti e l’assunzione di 400 giovani” ed ovviamente “Un ringraziamento va al governo e alla ministro Federica Guidi, è stato scongiurato il rischio di chiusura e licenziamenti ed assunto un impegno a investire ancora di più”. Queste le parole dell’ allora presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni all’uscita da Palazzo Chigi dopo la firma, contento e soddisfatto. La chiusura di Carinaro in Campania rafforzava il suo Nord, la Lombardia, mica male come risultato!
“E’ un accordo molto importante. Con l’integrazione Indesit-Whirlpool nasce un gruppo molto più forte che potrà crescere in Italia” e, finalmente, “non ci sono esuberi. Ogni stabilimento ha la sua missione produttiva.” Soddisfazione anche dell’allora ministro Federica Guidi.
Bene, tutti soddisfatti! Tranne alcuni lavoratori,quelli di Carinaro!

Ma torniamo ad oggi! Anzi ad ieri!
L’azienda il 25 Ottobre si impegnava, dopo una lunga giornata di trattativa con il Ministero, le Regioni e le parti sociali, a sviluppare un piano industriale per il triennio 2018-2021 volto a completare il percorso di consolidamento e rafforzamento dei siti produttivi in Italia già avviato con il piano 2015-2018.

La Mission: “Perseguire una strategia sostenibile per l’Italia, questo è l’obiettivo.”
Fantastico, un’altro successo nero su bianco e questa volta tocca proprio a Di Maio dirlo:
“Ho appena firmato un accordo di cui sono davvero orgoglioso perchè rappresenta un cambio di passo per l’Italia. Appena giunti al Governo abbiamo iniziato una dura lotta contro le delocalizzazioni. Oggi sta succedendo qualcosa che va oltre: stiamo riportando lavoro in Italia. Alla faccia di tutti quelli che dicono che il nostro Paese non è un bel posto per investire, che qui non si può fare business”.

Bene, tutti soddisfatti, forse!
31 Maggio 2019.

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Whirlpool, dopo Carinaro in Campania, annuncia, a mò delle S.S. la soppressione del sito di Napoli con una ❌ alla faccia del nostro bel Paese, come affermava Il nostro Luigino, che resta ancora una volta un bel posto per fare business, prendere soldi dallo stato, dagli italiani e andare via!
Ma, com’era quel fatto? “Perseguire una strategia sostenibile per l’Italia?” Ah già! Dimentichiamo che l’Italia è fatta dal Po in su e a rimarcare questa differenza c’è proprio Lui, un giovanotto partito dal Mezzogiorno, che ribadisce sempre “Noi di Whirlpool ci teniamo agli italiani” esatto dal Po in su.
Patuanelli, bella patate bollente ti ha lasciato Luigi ma tu, non molli, sei un duro, 18 mesi di lotta dei lavoratori partenopei ti hanno preso il cuore, hai aspettato mesi per gridarlo e finalmente su quel palco, nel cuore di Napoli, non sei riuscito a trattenerlo, preso dalla passione hai gridato: “Napoli non Molla” e Noi lavoratori di Whirlpool l’abbiamo apprezzato.

E come disse tanto tempo fa un mercenario su un bel cavallo bianco:

“O qui si fa l’Italia o si muore!” Esatto!
Ora noi lo pretendiamo con orgoglio e, con rispetto, l’Italia può ripartire solo dal nostro esempio.
Noi non siamo mercenari!
Noi siamo Napoletani.

Francesco Petricciuolo