Premessa: se è vero che il calcio è uno spettacolo, questo Napoli è spettacolare e noi tifosi (veri) non ci divertivamo così forse neanche ai tempi di Maradona: il sottoscritto era un decennale abbonato di “quegli anni” e può garantirvi che, a parte le giocate del  grande Diego, molte partite erano noiose. Se il progetto di De Laurentiis era quello di portare “effetti speciali” da cinema nel calcio, possiamo affermare senza dubbi che questo Napoli pazzo, geniale ed eroico risponde a queste esigenze e somiglia molto al suo presidente e ai Napoletani (veri): senza tornare allo scorso campionato (quella Juve-Napoli…), quanto dovrebbe valere il biglietto delle rimonte di Genova, di Cesena o di Bucarest? Il calcio è esattamente questo: è quel gol di Cavani all’ultimo secondo, soddisfazione impagabile e irrinunciabile e chi dice il contrario o è vittima di nostalgie ormai patologiche o è juventino. Da “neoborbonico” apprezzo, ovviamente, l’amore per il passato,  ma solo se diventa la base per il futuro e per un nuovo orgoglio.
 
Da molti anni, ormai, Aurelio De Laurentiis è alla guida della Società Calcio Napoli: da molti anni assistiamo alla stessa “commedia” più o meno con gli stessi “attori” pronti, puntualmente, a fare polemiche, a puntualizzare, ad esprimere, pur dichiarandosi altrettanto puntualmente “grandi tifosi del Napoli”, tutto il loro scetticismo per il patron azzurro o per l’allenatore (prima Reja ora Mazzarri) o per questo o quel giocatore. Si tratta, in gran parte dei casi, di ex calciatori, di tifosi misteriosamente cupi, rancorosi e più o meno sinceri, di manager, di procuratori o di giornalisti ed opinionisti vari pronti a “sparare” su club e società alla prima sconfitta, al primo pareggio a addirittura dopo una vittoria (magari per 4 a 1 in trasferta!) o “perché l’altra squadra non era una grande squadra” o magari “perché, ad essere obiettivi, nel primo tempo non eravamo riusciti a segnare”… Tutti pronti, poi, ad attaccare De Laurentiis perché “vuole guadagnare” o “dovrebbe mettere mano al portafogli” (come se i Cavani o i Lavezzi o lo stesso Quagliarella ce li avessero regalati).  Ma perché mai De Laurentiis non dovrebbe cercare di fare degli utili con la sua società? Perché non dovremmo tenere conto del fatto che fu davvero l’unico ad accollarsi (con entusiasmo, costi alti e un pizzico di follia) il peso di una società in serie C? Quali erano e quali furono (e quali sarebbero) le alternative? I finti imprenditori (magari padani) con i politicanti-mediatori di turno? Sappiamo che di questi tempi e con i colossi iper-finanziati e iper-protetti (anche dagli arbitri, se consideriamo i torti subiti) è sempre più difficile, ma anche noi vorremmo un Napoli primo in Italia ed in Europa. Un Napoli con più spazio, magari, per i Napoletani (quelli veri, però), in sinergia con altre imprese napoletane e meridionali, un Napoli con più investimenti per i nostri tantissimi giovani (ancora troppi quelli affiliati a squadre e squadrette del centro-nord). Ma diamo tempo al tempo e, intanto, divertiamoci. Finora quasi tutte le promesse fatte sono state mantenute: Napoli-Liverpool era un sogno e ora lo abbiamo realizzato. Senza dimenticare mai una verità sotto gli occhi di tutti noi: tra emergenze antiche e nuove e classi dirigenti assenti e colpevoli più o meno da 150 anni, a Napoli l’unica cosa che funziona veramente è il Napoli.
Gennaro De Crescenzo, Salvatore Lanza